la gestione del territorio

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giovedì 26 agosto 2010

Prg bloccati: avanti, si specula

Prg bloccati: avanti, si specula


di Rosario Battiato

Urbanistica. Lo sviluppo delle città per ora si... improvvisa.
Obsoleti. Sono 17 i Comuni che adottano i vecchi Puc (Piani urbanistici comunali), in disuso dal lontano 1979, e 67 mantengono i Pdf (Piani di fabbricazione) superati già negli anni ’90.

Prg in regola. I vincoli vigenti sono un’eccezione ed esistono solo nel 18,72% dei 390 Comuni. Gli altri non hanno un Piano o devono provvedere alla decennale revisione.

PALERMO - Piani regolatori generali con i vincoli scaduti in gran parte dei Comuni siciliani. In regola solo due enti su dieci, tutti gli altri adottano piani di vecchia concezione (i Puc o i Pdf) o non hanno revisionato il proprio Prg adeguandolo alle esigenze del territorio.
Del resto, dove sta il problema? Si può edificare lo stesso, attraverso la soluzione delle varianti urbanistiche consentono, appunto, di operare senza tenere conto delle imposizioni dei Piani. Così, gli strumenti che dovrebbero essere sempre aggiornati per una programmazione ideale dello sviluppo urbanistico ed economico, vengono ignorati o quasi. L’edilizia speculativa ha campo libero e la crescita - se così si può definire - si fonda solo sull’improvvisazione.
La pianificazione urbanistica in Sicilia non può certo definirsi adeguata ai tempi e alle necessità che il territorio impone. L’impostazione del Prg (Piano regolatore generale) è il fulcro vitale della città, perché proprio da lì si definisce la prospettiva urbanistica, sociale ed economica che una determinata realtà locale vuole darsi. In Sicilia, già a cominciare dalla legge regionale che risale al lontano 1978, esiste invece un deficit normativo che poi si declina nei 390 comuni. I discorsi sulla progettazione e realizzazione dei piani sono spesso lunghi e richiedono di media, tra burocrazie di vario genere e accumuli di ritardi, circa 10 anni. Così gestire il flusso della redazione dei piani nei comuni siciliani diventa un compito assai complesso, perché nel marasma della pianificazione urbanistica vigono ancora i vecchi Puc (Piano urbanistico comunale), che sono ormai in disuso dal lontano 1979, così come i Pdf (Piani di fabbricazione) che ormai non esistono più dagli inizi degli anni ’90.

Eppure in Sicilia ci sono 17 Comuni che ancora mantengono la propria gestione urbanistica attraverso i Puc e 67 attraverso i Pdf. Il resto delle realtà urbane pur disponendo di Prg, non sempre possono vantare Piani regolatori con vincoli vigenti. Anzi è esattamente il contrario. L’eccezione è rappresentata proprio dai comuni con i vincoli vigenti che sono il 18,72% del totale, Quindi, più o meno otto su dieci i vincoli li hanno fatti scadere anche da molti anni e non hanno ancora costituito l’ufficio per la revisione del Piano. La provincia che registra il record negativo è Messina con appena 16 comuni su 108 in regola, mentre il miglior risultato è ottenuto in provincia di Siracusa col 23,81%, una performance però viziata dal basso numero di comuni della realtà aretusea.

Un dato sensibile tuttavia rimane ed è il comune denominatore della gestione urbanistica siciliana: i Piani regolatori si fanno in ritardo o non si fanno proprio. Scaduti i vincoli ed in assenza di strumenti urbanistici comunali o di una legge regionale adeguata, le aree così rimaste in sospeso vengono ridefinite, sulla base della giurisprudenza prevalente, come “zone bianche”, ovvero non si ritorna allo stato della vecchia destinazione privata, ma si attende una nuova disciplina urbanistica. Di fatto però la nuova disciplina tarda spesso ad arrivare, o non arriva affatto, e in Sicilia, dove lentezze burocratiche sono spesso un ostacolo insormontabile, la situazione tende a restare immobile. Ma c’è di peggio. Il problema non è solo l’aggiornamento dei vincoli, ma in molti casi è addirittura l’assenza di uno strumento di pianificazione. “Il territorio siciliano non è pianificato – ha dichiarato Mimmo Fontana, architetto e presidente Legambiente Sicilia – perché ci sono pochi piani. La pianificazione territoriale nell’Isola ha avuto un solo scopo: aumentare le cubature”.

Il risultato di questa affermazione è chiaramente visibile e rapportabile con la realtà urbanistica di molti centri isolani, ormai caduti in mano alla cementificazione selvaggia. La speculazione edilizia è uno dei mali atavici del nostro territorio.
“Si sono fatti dei Piani regolatori – ha proseguito Fontana – che servivano ad aumentare il differenziale tra terreno agricolo e quello non agricolo. Il grosso del guadagno si realizza nella speculazione fondiaria”. Terreni non edificabili diventano edificabili aumentando di molto il loro valore ed in questo affarismo senza regole si gioca al massacro col territorio. “Purtroppo qui da noi ormai è tardi per cercare di salvare la stragrande maggioranza del territorio e non saremo mai al livello della Toscana. Ci sono ancora delle aree di interesse turistico da preservare, ma per troppi anni purtroppo si è costruito tramite varianti urbanistiche ed ora ne patiamo le conseguenze”.

Risalendo la corrente all’origine dei mali urbanistici dell’Isola non si può certo tacere che esiste una legge quadro che ormai risale a tre decenni fa. “Il problema – ha proseguito il presidente regionale dell’associazione del cigno - non è che la legge sia stata promulgata nel 1978, in quanto era una buona legge, ma che sia stata lentamente smembrata nel corso degli anni fino a perdere la sua ragione d’essere”. In particolare Fontana fa riferimento ad una norma che prevede l’utilizzo di nuovi suoli solo in caso di una ragione vera. “Succede che ormai – ha concluso Fontana – si inventano qualsiasi cosa pur di creare nuove aree di espansione residenziale. Il problema a questo punto non è solo degli strumenti urbanistici, ad esempio si parla molto della perequazione, ma anche degli obiettivi che devono essere chiari e supportati da un progresso della cultura politica ed urbanistica”.

Succede così che le previsioni demografiche, anche ove l’Istat testimoni una tendenza decrescente nel corso degli anni, vengono puntualmente ribaltate al momento della redazione dei Piani. Realtà come l’agrigentino, dove tutti i comuni più popolosi hanno subito un calo consistente tra il 1991 e il 2001, hanno paradossalmente registrato nei nuovi Prg un fabbisogno pubblico di aree eccessivo rispetto alle di espansione già a sua volta sovradimensionate.


Monteleone, responsabile concessioni edilizie del Comune di Palermo. Altre regioni hanno adottato la perequazione delle aree


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