la gestione del territorio

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martedì 14 dicembre 2010

MAXIRETATA ANTIMAFIA A PALERMO E PROVINCIA. ARRESTI ANCHE A CARINI, MONTELEPRE, TORRETTA, ISOLA DELLE FEMMINE, CINISI E TERRASINI


MAXIRETATA ANTIMAFIA A PALERMO E PROVINCIA. ARRESTI ANCHE A CARINI, MONTELEPRE, TORRETTA, ISOLA DELLE FEMMINE, CINISI E TERRASINI

13 dicembre 2010 - 14:48

Anche gli ultimi affiliati alla cosca dei Lo Piccolo sono finiti in cella, grazie anche al contributo determinante di 13 commercianti e imprenditori che hanno denunciato, stanchi di pagare il pizzo e la tassa mafiosa sui lavori pubblici e privati. Una maxi-operazione eseguita dalla squadra mobile di Palermo, coordinata dall’aggiunto Antonio Ingroia e dai pm Francesco Del Bene, Marcello Viola, Anna Maria Picozzi, Lia Sava, Gaetano Paci, ha portato a 63 ordinanze di custodia cautelare. Per tutti le accuse vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, all’estorsione, all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalla modalità mafiosa. Le famiglie mafiose colpite sono quelle di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi che ricadono nel mandamento mafioso controllato dai Lo Piccolo fino al momento del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007. Le indagini hanno consentito di accertare una sistematica aggressione nei confronti delle più svariate attività economiche (hotel, imprese edili, attivita’ commerciali, lavori di urbanizzazione, cantieri nautici, discoteche) da parte degli uomini di Cosa nostra su un territorio che spaziava dal capoluogo sino ai paesi della costa occidentale della provincia di Palermo. L’operazione, denominata Addio pizzo 5, costituisce l’epilogo delle indagini connesse alla decriptazione dell’archivio scoperto nel covo dei boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo in occasione del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007. Una certosina attività di riscontro dei nomi in codice indicati nei pizzini, custoditi gelosamente dai Lo Piccolo, ha consentito di decifrare i nomi e i cognomi degli affiliati alla cosca. Sono stati così identificati i soggetti indicati, ad esempio come ”Y” o ”Camion”, ritenuti responsabili di estorsioni, traffico di stupefacenti ed altre ipotesi di reato. In alcuni casi il personale specializzato della polizia scientifica è riuscito a ricostruire alcune trame mafiose della famiglia, estrapolando i dati contenuti nel nastro di una macchina da scrivere utilizzata dai Lo Piccolo, reso apparentemente inservibile e gettato tra i rifiuti. Gli investigatori hanno così accertato una serie di estorsioni messe a segno nel mandamento mafioso controllato dai boss. In alcuni casi è stato pagato il pizzo da imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell’aeroporto di Palermo, nella realizzazione della caserma Bighelli dell’esercito e di un asilo materno a Cinisi (Palermo). Le mire dei boss erano anche puntate su nuovi tipi di business, come il caso di “O sole mio”, centro benessere in via Libertà di Filippo Catania. La spa nel salotto di Palermo era finita anche nelle indagini dei carabinieri che, il 15 dicembre 2005, hanno intercettato il reggente della famiglia di Resuttana, Maurizio Spataro, poi divenuto collaboratore di giustizia. Spataro aveva chiamato il fratello dell’allora governatore, Totò Cuffaro, per invitarlo all’inaugurazione insieme al presidente della Regione. Sempre Filippo Catania, poi, è titolare di una parruccheria, il “Loca club” di viale del Fante, dove si sarebbero tenuti alcuni summit di mafia. Gli investigatori hanno trovato ulteriori riscontri anche in relazione al quadro probatorio connesso all’uccisione del boss di Resuttana Giovanni Bonanno ed al successivo occultamento del suo cadavere, sotterrato in un terreno destinato a lottizzazione nel territorio di Carini. E’ stata fatta luce anche sul disegno dei Lo Piccolo di monopolizzare il mercato palermitano del traffico delle sostanze stupefacenti, invadendolo con la cocaina proveniente dal Sud-America tramite i porti olandesi, come hanno confermato recenti indagini della polizia a Milano. Grazie alla collaborazione di 14 commercianti, l’inchiesta “Addiopizzo5″ ha portato alla luce 19 casi di estorsione. Secondo le indagini il nuovo capo della famiglia di Capaci e Isola delle femmine sarebbe Pietro Bruno, 64 anni, mentre a Terrasini comanderebbe Salvatore D’Anna di 50 anni. Nel comprensorio le manette sono scattate anche per Salvatore Cataldo, 61 anni di Carini, Angelo Conigliaro, 75 anni di Carini in atto agli arresti domiciliari, Giuseppe Di Bella 52 anni di Montelepre, Gaspare Di Maggio, 49 anni di Cinisi, in atto detenuto, Giuseppe Di Maggio, 38 anni di Carini, Lorenzo Di Maggio 59 anni di Torretta attualmente in carcere, Alberto Evola 48 anni di Cinisi, Vito Mario Palazzolo 34 anni di Carini in atto detenuto, Vincenzo Pipitone 54 anni di Carini, già in carcere; Francesco Puglisi 44 anni di Torretta e Salvatore Vitale 35 anni di Cinisi. Con il blitz di oggi gli uomini della Squadra Mobile hanno inflitto un duro colpo all’establishment di Cosa nostra che, grazie alle precedenti operazioni condotte nel corso delle prime fasi dell’inchiesta Addiopizzo, ha complessivamente portato all’arresto di 184 persone, all’individuazione dei responsabili di 87 estorsioni, alla escussione testimoniale di 232 persone sentite come parti offese o informate sui fatti, alla collaborazione di 61 operatori economici alle indagini di polizia, al sequestro di 15 societa’ con fatturati di svariati milioni di euro.
 Fonte:
Maxi operazione a Palermo, 63 ordini custodia
13 dicembre 2010
Palermo. Una maxi operazione antimafia in corso a Palermo sta smantellando il mandamento guidato dai boss Salvatore Lo Piccolo e dal figlio Sandro.


Gli investigatori della Squadra mobile stanno eseguendo 63 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti delle famiglie di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi che ricadono nel mandamento mafioso controllato dai Lo Piccolo fino al momento del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007. Per tutti le accuse vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso, all'estorsione, all'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalla modalità mafiosa. L'operazione si inquadra nell'ambito delle indagini condotte dalla sezione Criminalità organizzata sul mandamento mafioso di Tommaso Natale e rappresenta l'ultima tranche delle inchieste denominate 'Addiopizzò. La complessa attività di intelligence della Polizia si è avvalsa, infatti, anche della attività di supporto e sensibilizzazione svolta dall'associazione Addio Pizzo, che ha convinto numerosi commercianti e imprenditori vittime del racket delle estorsioni a collaborare con gli investigatori. Le indagini hanno consentito di accertare una sistematica aggressione nei confronti delle più svariate attività economiche (hotel, imprese edili, attività commerciali, lavori di urbanizzazione, cantieri nautici, discoteche) da parte degli uomini di Cosa nostra su un territorio che spaziava dal capoluogo sino ai paesi della costa occidentale della provincia di Palermo
Ansa

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/32047/48/

 

Mafia: maxi blitz a Palermo, 63 ordini custodia cautelare

Ultima tranche 'Addiopizzo', smantellato clan boss Lo Piccolo

13 dicembre, 13:53
PALERMO - Una maxi operazione antimafia in corso a Palermo sta smantellando il mandamento guidato dai boss Salvatore Lo Piccolo e dal figlio Sandro. Gli investigatori della Squadra mobile stanno eseguendo 63 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti delle famiglie di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi che ricadono nel mandamento mafioso controllato dai Lo Piccolo fino al momento del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007. Per tutti le accuse vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso, all'estorsione, all'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalla modalita' mafiosa.
L'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Palermo, denominata Addio pizzo 5, sfociata stamani nell'esecuzione di 63 ordini di custodia cautelare, costituisce l'epilogo delle indagini connesse alla decriptazione dell' archivio scoperto nel covo dei boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo in occasione del loro arresto, avvenuto il 5 novembre del 2007. Una certosina attivita' di riscontro dei nomi in codice indicati nei pizzini, custoditi gelosamente dai Lo Piccolo, ha consentito di decifrare i nomi e i cognomi degli affiliati alla cosca.
Sono stati cosi' identificati i soggetti indicati, ad esempio come ''Y'' o ''Camion'', ritenuti responsabili di estorsioni, traffico di stupefacenti ed altre ipotesi di reato. In alcuni casi il personale specializzato della Polizia Scientifica e' riuscito a ricostruire alcune trame mafiose della famiglia, estrapolando i dati contenuti nel nastro di una macchina da scrivere utilizzata dai Lo Piccolo, reso apparentemente inservibile e gettato tra i rifiuti. Gli investigatori hanno cosi' accertato una serie di estorsioni messe a segno nel mandamento mafioso controllato dai boss. In alcuni casi e' stato pagato il pizzo da imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell'aeroporto di Palermo, nella realizzazione di una caserma militare e di un asilo materno. Gli investigatori hanno trovato ulteriori riscontri anche in relazione al quadro probatorio connesso all'uccisione del boss di Resuttana Giovanni Bonanno ed al successivo occultamento del suo cadavere, sotterrato in un terreno destinato a lottizzazione nel territorio di Carini.
E' stata fatta luce anche sul disegno dei Lo Piccolo di monopolizzare il mercato palermitano del traffico delle sostanze stupefacenti, invadendolo con la cocaina proveniente dal Sud-America tramite i porti olandesi, come hanno confermato recenti indagini della Polizia a Milano. Con il blitz odierno gli uomini della Squadra Mobile hanno inflitto un duro colpo all'establishment di Cosa nostra che, grazie alle precedenti operazioni condotte nel corso delle prime fasi dell'inchiesta Addiopizzo, ha complessivamente portato all'arresto di 184 persone, all'individuazione dei responsabili di 87 estorsioni, alla escussione testimoniale di 232 persone sentite come parti offese o informate sui fatti, alla collaborazione di 61 operatori economici alle indagini di polizia, al sequestro di 15 societa' con fatturati di svariati milioni di euro.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/12/13/visualizza_new.html_1670690414.html
  

I commercianti denunciano, 63 arresti

Il riciclaggio nei centri estetici più noti

Il pizzo pure su alcuni lavori all'aeroporto Falcone Borsellino. In manette gli uomini del mandamento di Tommaso Natale, ma anche sette insospettabili imprenditori che facevano da prestanome. Finisce in carcere Filippo Catania, titolare del notissimo centro benessere "O sole mio" di via Libertà, che sarebbe stato realizzato con i soldi del clan di Resuttana. Per l'inaugurazione, il boss Maurizio Spataro telefonò al fratello dell'allora presidente Cuffaro: "Ti faccio avere un invito anche per Totò"
di SALVO PALAZZOLO
Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo Piccolo per ogni appalto che realizzavano, adesso hanno deciso di denunciare gli esattori del pizzo. Le dichiarazioni di tredici imprenditori sono state determinanti per l'ultima indagine della squadra mobile e della Procura di Palermo nei confronti di 63 persone accusate di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l'arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono finiti in manette questa notte. Uno è stato preso solo in serata.


Filippo Catania subito dopo l'arresto
Leggi l'elenco degli arrestati

I provvedimenti riguardano presunti mafiosi, ma anche insospettabili imprenditori che avrebbero fatto da prestanome. I boss avevano deciso di investire in nuove attività: uno dei più noti centri benessere del centro città, "O sole mio", sarebbe stato realizzato con i soldi del capomafia Giovanni Bonanno, della famiglia di Resuttana. Il titolare, Filippo Catania, è stato arrestato con l'accusa di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.

Il pizzo fu invece pagato per alcuni lavori all'aeroporto Falcone Borsellino. Questo è quanto emerge dalle indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Il pizzo sarebbe stato pagato anche dalla ditta che ha ristrutturato la caserma Bighelli dell'Esercito. Il mandamento di Tommaso Natale estendeva il suo potere dal centro città fino ad alcuni centri della provincia. Così, pagarono pure gli imprenditori che si erano aggiudicati l'appalto per la realizzazione di una scuola materna a Cinisi: quella volta, i boss non pretesero soldi, ma imposero alcune ditte di fiducia nei subappalti. Il taglieggiamento dei capimafia era esteso ai cantieri per la costruzione di palazzine private e ai distributori di benzina.

Tutto questo hanno confermato i tredici imprenditori che nei mesi scorsi sono stati convocati alla squadra mobile per spiegare quanto emergeva dalla contabilità trovata nei pizzini di Lo Piccolo. Il pizzo variava dal tre per cento sull'importo degli appalti ai 50 mila euro dei cantieri edili privati. I gestori dei distributori pagavano invece 20 mila euro all'anno. Il significato di cifre e codici segnati nei pizzini è stato spiegato anche da alcuni collaboratori di giustizia che un tempo era uomini fidati dei Lo Piccolo. Così è emerso il nome del capo della famiglia di Capaci e Isola delle femmine, Pietro Bruno, e del suo collega di Torretta, Salvatore D'Anna. Gli altri arresti riguardano esponenti delle famiglie di Carini, Montelepre, Tommaso Natale, Sferracavallo, Cardillo, Resuttana e Passo di Rigano. L'inchiesta fa luce anche su un traffico di droga gestito nel quartiere Zen.

Negli ultimi due anni sono stati ascoltati alla squadra mobile di Palermo 232 fra imprenditori e commercianti. Solo 61 hanno deciso di denunciare. "Non siamo ancora di fronte a una ribellione collettiva contro il racket, il pizzo purtroppo si paga ancora a Palermo, ma assistiamo a una significativa presa di coscienza da parte degli operatori economici", dice il vice questore Nino De Santis, che dirige la sezione Criminalità organizzata della Mobile. "E' un processo culturale importante e in evoluzione, che è stato favorito dal lavoro delle associazioni antiracket e adesso deve essere sostenuto sempre di più dalle associazioni di categorie".

I prestanome. L'ultima indagine ha svelato che i soldi delle estorsioni venivano reinvestiti in attività lecite attraverso una rete di insospettabili. In manette sono finiti gli imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia.

Nel centro benessere di Filippo Catania si erano imbattute anche le indagini dei carabinieri. Da alcune intercettazioni era emerso che il 15 dicembre 2005 il boss Maurizio Spataro, oggi collaboratore di giustizia, aveva telefonato addirittura al cellulare di Giuseppe Cuffaro, fratello dell'allora presidente della Regione Siciliana, per invitarlo all'inaugurazione del nuovo solarium "O sole mio". Gli disse che avrebbe portato un invito "anche per Totò". Totò Cuffaro. E un'ora dopo, Spataro chiamò Catania: "Sto vedendo di fare venire una persona molto speciale", disse.

In un'altra attività di Filippo Catania, la parruccheria "Loca club" di viale del Fante, il boss Giovanni Bonanno (assassinato nel gennaio 2006) avrebbe invece organizzato dei summit di mafia.
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(13 dicembre 2010
Operazione “Addio pizzo 5”
L’elenco degli arrestati

Uno dei destinatari del mandato di cattura è ancora ricercato


Questo l'elenco dei 63 destinatari dell'ordine di custodia cautelare eseguito oggi dalla squadra mobile di Palermo nell'ambito dell'operazione "Addio pizzo 5", molti dei quali sono già detenuti.

Michele Acquisto, di 58 anni; Andrea e Domenico Barone, rispettivamente di 43 e 29 anni; Salvatore Baucina, di 46, in atto detenuto; Mario Biondo, di 44; Giovanni Botta, di 47, in atto agli arresti domiciliari; Pietro Bruno, di 64; Salvatore Cataldo, di 61; Filippo Catania, di 41; Domenico Caviglia, di 34, detenuto; Domenico Ciaramitaro, di 36, detenuto; Gaetano Ciaramitaro, di 42; Pietro Cinà, di 46, detenuto; Angelo Conigliaro, di 75, detenuto agli arresti domiciliari; Giovanni Corrao, di 45; Vincenzo Cosenza, di 39; Giovanni e Nicolò Cusimano, di 69 e 30 anni, entrambi detenuti; Salvatore D'Anna, di 50; Fabio Daricca, di 33; Antonino De Luca, di 40, detenuto; Giuseppe Di Bella, di 52; Gaspare Di Maggio, di 49, detenuto; Giuseppe Di Maggio, di 37; Lorenzo Di Maggio, di 59, detenuto; Francesco Paolo Di Piazza, di 48, detenuto; Giuseppe Enea, di 37; Alberto Evola, di 48; Lorenzo Fazzone, di 33; Mario Ferrazzano, di 25, detenuto agli arresti domiciliari; Edoardo La Matina, di 33; Salvatore Liga, di 46; Salvatore Liga, di 25, detenuto; Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, di 40 e 64 anni; Filippo Lo Piccolo, di 36; e ancora i boss Salvatore Lo Piccolo, di 68, e il figlio Sandro, di 35, entrambi già detenuti; Giuseppe Lo Verde, di 53, detenuto; Antonino e Mario Lucia, di 58 e 33; Tommaso Macchiarello, di 56, detenuto; Filippo Mangione, di 28, detenuto; Salvatore Mangione, di 54, detenuto; Stefano Marino, di 38, detenuto; Sergio Messeri, di 44; Giuseppe Messina, di 32; Gioacchino Morisca, di 66, detenuto; Giuseppe Nicoletti, di 45; Giovanni Niosi, di 56; Vito Mario Palazzolo, di 34, detenuto; Calogero Pillitteri, di 40, detenuto; Vincenzo Pipitone, di 54, detenuto; Carlo Puccio, di 29; Francesco Puglisi, di 44; Salvatore Randazzo, di 43; di 33, detenuto; Guido Spina, di 45, detenuto agli arresti domiciliari; Felisiano Tognetti, di 39; Massimo Giuseppe Troia, di 35, detenuto; Salvatore Vitale, di 35; Filippo Zito, di 41.

(13 dicembre 2010)

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