la gestione del territorio

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martedì 14 giugno 2011

SENTENZA VERANDE



La costruzione di una veranda non richiede autorizzazione nè concessione ediliziaTar Palermo Sez. III, sentenza n. 1072 dell'8 giugno 2011



Data: 08/06/2011


 201101072  link Sentenza


Secondo il consolidato orientamento, la costruzione di veranda in struttura precaria, ai sensi dell'art. 9 della l.r. n. 37/1985, non implica aumento di volumetria e non necessità né di autorizzazione né di concessione edilizia.


N. 01072/2011 REG.PROV.COLL.


N. 04067/1994 REG.RIC.



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

[omissis]



FATTO

A. – Con ricorso ritualmente notificato e depositato, l’odierna ricorrente ha impugnato il provvedimento in epigrafe indicato, esponendo di essere proprietaria di un appartamento per civile abitazione, sito in Palermo, Largo Lorenzo Maggio n. 10, 1° piano; di avere realizzato sul balcone a retroprospetto, una veranda in struttura precaria di mq 12 circa.

A seguito di apposito sopralluogo dei Vigili Urbani e conseguente segnalazione, il Sindaco del Comune di Palermo, con l’ordinanza impugnata, ha adottato il provvedimento di demolizione delle opere sopra citate con contestuale ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi, avverso la quale, con il successivo ricorso, sono stati dedotti i seguenti vizi:

1. Violazione e falsa applicazione dell’art. 9 della l.r. n. 37/1985 - Eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento, erroneità nei presupposti, illogicità manifesta.

Poiché l’opera realizzata (veranda) presenta tutte le caratteristiche di una struttura precaria, e le opere realizzate costituiscono mere “opere interne”, le stesse legittimamente sono state eseguite in assenza di concessione edilizia, sulla scorta della richiamata disposizione regionale.

2. Violazione e falsa applicazione dell’art. 9 della l.r. n. 37/1985 in relazione agli artt. 3 e 79 quinquies del regolamento edilizio comunale – erroneità nei presupposti, illegittimità derivata.

Il richiamo alle norme contenute nel regolamento edilizio non farebbe venir meno l’illegittimità dell’ordine di demolizione, atteso che un eventuale contrasto tra una norma di ragno secondario ed una norma primaria (art. 9 l.r. n. 37/1985), vedrebbe prevalere quest’ultima.

B. – Il Comune di Palermo, benché ritualmente intimato, non si è costituito in giudizio.

C. – Con ordinanza n. 1941 del 21 settembre 1994 è stata accolta la domanda incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato.

D. – Alla pubblica udienza del giorno 1 giugno 2011, su istanza della difesa attrice la causa è stata trattenuta per la decisione.

DIRITTO

A. – Il ricorso è fondato.

A.1. – La questione, che il Collegio è chiamato a decidere, si incentra sulla sussumibilità delle opere, oggetto del provvedimento impugnato, nell’ambito della disciplina di cui all’articolo 9 della l.r. n. 37/1985, ed alla conseguente possibilità o meno di sottoporre le stesse al potere repressivo-sanzionatorio esercitato con il provvedimento impugnato.

Ai sensi dell’art. 9, primo comma, della l.r. n. 37/1985, “non sono soggette a concessioni né ad autorizzazioni le opere interne alle costruzioni che non comportino modifiche della sagoma della costruzione, dei fronti prospicienti pubbliche strade o piazze, né aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non modifichino la destinazione d'uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica dell'immobile e, per quanto riguarda gli immobili compresi nelle zone indicate alla lett. a dell'art. 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 97 del 16 aprile 1968, rispettino le originarie caratteristiche costruttive. Ai fini dell' applicazione del presente articolo non è considerato aumento delle superfici utili l'eliminazione o lo spostamento di pareti interne o di parte di esse. Non è altresì considerato aumento di superficie utile o di volume nè modificazione della sagoma della costruzione la chiusura di verande o balconi con strutture precarie”.

Secondo il consolidato orientamento anche di questo Tribunale, la costruzione di veranda in struttura precaria, ai sensi del richiamato art. 9 della l.r. n. 37/1985, non implica aumento di volumetria e non necessità né di autorizzazione né di concessione edilizia (cfr. ex plurimis: T.a.r. Sicilia, Palermo, II, 15 maggio 2007, n. 1359; III, 9 marzo 2007, n. 758; I, 11 dicembre 2003, n. 3880).

Nel caso in specie, dalla descrizione contenuta nel provvedimento impugnato, si evince che le opere oggetto dell’ordine di demolizione consistono in una struttura rientrante nelle previsioni di cui all’art. 9 della l.r. n. 37/1985: ciò, sia per la intrinseca natura, di veranda, la cui struttura indicata nello stesso provvedimento come “precaria”, è stata realizzata in alluminio e vetri; sia in quanto collocata ad altezza del balcone a retroprospetto.

Non risulta, quindi, che le opere realizzate abbiano comportato modifiche alla sagoma della costruzione e/o dei fronti prospicienti pubbliche piazze o strade, o aumento di superfici utili o del numero di unità immobiliari, o che abbiano comportato un mutamento di destinazione d’uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari; né è stato addotto che le stesse rechino pregiudizio alla statica dell’immobile (tale ultimo profilo, infatti, non ha costituito oggetto di specifica contestazione da parte dell’Amministrazione Comunale).

Pertanto, sulla base di quanto riportato in punto di fatto, l’impugnata ordinanza di demolizione si appalesa illegittima sotto il profilo dedotto con il primo motivo di ricorso, in quanto priva dei necessari presupposti per la sua adozione, non potendosi ritenere che per la realizzazione delle opere predette fosse necessario uno specifico titolo legittimante (ex plurimis: T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 15 maggio 2007, n. 1359; Sez. III, 9 marzo 2007, n. 758; Sez. I, 11 dicembre 2003, n. 3880; 1 luglio 1999, n. 1340).

A.2. – Quanto al secondo motivo, con cui si lamenta un supposto contrasto tra le norme contenute nel regolamento edilizio illo tempore vigente e la norma regionale invocata, lo stesso merita parimenti adesione, attesa la natura regolamentare delle norme contenute nel regolamento edilizio, e l’impossibilità, nel sistema di gerarchia delle fonti, di porsi queste ultime in contrasto con la normazione primaria (qual è quella contenuta nell’art. 9 della l.r. n. 37/85).

B. – Conclusivamente, il ricorso merita di essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

C. – Ai sensi dell’art. 26 cod. proc. amm., le spese seguono, come di regola, la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in favore della ricorrente in complessivi € 1.000,00 (euro mille/00), oltre oneri accessori come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 1 giugno 2011 con l'intervento dei magistrati:

Calogero Adamo, Presidente

Federica Cabrini, Consigliere

Maria Cappellano, Referendario, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 08/06/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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