la gestione del territorio

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mercoledì 30 maggio 2012

Case in Costruzione sul tratto che porta da Brucoli a Catania

599 miglia in 25 giorni il cacciatore di ecomostri torna a casa





Case in costruzione sul tratto che porta da Brucoli a Catania

Il litorale passato al setaccio:

nell'ultimo tratto case e scarichi

"E adesso faccio una fondazione"

fabio POZZO

Case in costruzione sul tratto che porta da Brucoli a Catania



L'ultimo tratto: case, scarichi, raffinerie

Da Brucoli a Catania ci sono 17 miglia. Guido le ha percorse piano, infilandosi in ogni anfratto della scogliera tra Brucoli e la lunga spiaggia di undici miglia che precede Catania. “Le prime ore di navigazione sono state incantevoli: rondini e colombi nelle rocce, un silenzio totale e il profumo dell'aria che cambiava di continuo a seconda che mi trovassi a fianco di un bosco, di un campo, di un giardino, di una grotta, di un canneto”.



Questo tratto vale anche come summa di tutto ciò che ha incontrato Guido lungo il litorale. In particolare, l’edificazione continua, soffocante direttamente sulla spiaggia e gli scarichi a mare, vera piaga della Sicilia. A due miglia da Catania, ad esempio, “tra un lido e l'altro c'è uno scarico in mare. Il mare è opaco, c'è un odore nauseante e i due lidi, naturalmente, sono deserti. E la cosa che mi stupisce è che attorno a questi scarichi abbia visto sempre dei pescatori. Ma che mangiano?”. A Guido questi reflui maleodoranti non vanno proprio giù. “Ma perché i gestori dei lidi non fanno nulla? Basterebbe un depuratore e uno scarico, anche a mare, ma con sbocco a una distanza adeguata dalla riva”.



E ancora, sempre sulla rotta per la meta finale, ha incontrato altre case edificate “in una posizione talmente infelice sull’arenile da dover essere protette dai marosi con un muro di cemento armato che cela la vista sul mare. Ma allora che senso ha costruirle sulla spiaggia?”.



“Le condizioni della costa determinano la vita degli abitanti. Con un litorale migliore, migliorerebbe anche il turismo, dunque le attività economiche. Ma ne guadagnerebbero direttamente anche gli stessi abitanti: è chiaro che se un tratto di arenile è funestato da scarichi, l’acqua del mare è sporca, quell’arenile resterà isolato, si trasformerà in discarica, andrà in abbandono”.



“Mi piacerebbe costituire una fondazione per la difesa del litorale. Trovo assurdo, paradossale che l’Italia, che è al centro del Mediterraneo, che ha miglia di chilometri di costa, non abbia un’alta cura del suo litorale. Si tratterebbe soltanto di essere un po’ più virtuosi”. L’altro male della Sicilia è quello delle raffinerie sul mare. “Miglia e miglia di aria irrespirabile. A Gela, Augusta…. Ad Augusta sono quasi stato male per le esalazioni di idrocarburi, tanto da dover rallentare il ritmo per non inalare troppo gas… La cosa che mi ha sorpreso è che anche quando la brezza di terra si è definitivamente fermata lasciando il posto a una leggera brezza di mare di non più di 6-8 nodi ho continuato a respirare quell'aria inquinata per 75 minuti! Vuol dire che le esalazioni erano andate almeno fino a 8 miglia da terra ritornandoci dopo l'inversione termica…”.



Pagaiando

“La prima parte della mia navigazione, da Catania a Milazzo, è stata molto faticosa. Vento contrario, freddo, forte. E le correnti, anche di 4 nodi, naturalmente conto la mia prua. Poi, da Milazzo sino a Palermo, il vento s’è abbastanza calmato ed è stata una pagaiata tranquilla. Da Palermo a Trapani ho incontrato invece di nuovo maltempo, pioggia, ma tutto sommato è stato gestibile. Diversamente dopo Trapani, quando sono entrato nello Stretto e quindi nel Mare di Sicilia: tutti i giorni vento forte”.



C’è anche l’aspetto sportivo e della navigazione dietro l’impresa di Grugnola. “Da San Leone a Licata sono stato bersagliato dal mare grosso. A Scoglitti mi sono dovuto rifugiare nella darsena. Ricordo che c’era un peschereccio d’altura che stava entrando in porto. Ad un certo punto loro sono andati giù, nel cavo dell’onda: io ero alla sommità e li guardavo dall’alto in basso! Pazzesco. Il vento forte da ponente e le onde non mi hanno lasciato finché non ho “girato l’angolo”, l’isola delle Correnti, e sono entrato nello Ionio”. Bilancio finale: “E’ andato tutto bene. E i siciliani quando hanno potuto mi hanno aiutato”.



Il kayak

“Questo viaggio è una conferma della bontà del kayak quale mezzo per navigare sottocosta. Ti consente di osservare e vivere il litorale in modo diverso rispetto la passeggiata lungo costa o la navigazione con una barca. E’ sufficiente frequentare un breve corso e tutti possono apprezzare le virtù di questo mezzo”.

http://www3.lastampa.it/focus/ecomostri/articolo/lstp/456323/
Guido Grugnola è arrivato a Catania. Il cacciatore in kayak di ecomostri ha compiuto il periplo della Sicilia, 599 miglia in 25 giorni. Una circumnavigazione sottocosta, a moto lento, per passare al setaccio il litorale e completare il progetto di percorrere tutte le coste italiane. Lo aveva già fatto l’hanno scorso con l’intero Stivale, da Trieste a Ventimiglia. Quest’anno è andato avanti, con l’isola siciliana (determinante l’aiuto della Lega Navale, il Centro velico Caprera, la Federazione italiana kayak e canoa e la Scuola nazionale Sottocosta). “E il prossimo anno vorrei chiudere con la Sardegna”, dice Guido.

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