la gestione del territorio

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martedì 9 ottobre 2012

“Contiguità mafiose”, sciolto il Comune di Reggio Calabria


09/10/2012 - IL CASO

Il governo scioglie per mafia
il Comune di Reggio Calabria


Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri
La svolta del ministro Cancellieri:
“Decisione in difesa dei cittadini”.
È la prima volta che accade a causa di infiltrazioni per un capoluogo
ROMA








“Contiguità mafiose”, sciolto il Comune di Reggio Calabria

Il ministro Cancellieri annuncia lo scioglimento del consiglio comunale della città calabrese: “È la prima volta nella storia d'Italia per un capoluogo di provincia”. Poi precisa: “Non si tratta di infiltrazioni ma di rapporti sospetti"
























IComune di Reggio Calabria è stato sciolto dal consiglio dei ministri. Ad annunciarlo è stato il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Lo scioglimento è stato disposto per "contiguità e non per infiltrazioni" mafiose, ha precisato Cancellieri, e riguarda "solo questa amministrazione, non quella precedente". "È stato un atto sofferto", ha aggiunto, fatto "a favore della città".

Il ministro ha sottolineato che è "la prima volta nella storia d'Italia che viene sciolto il consiglio comunale di un capoluogo di provincia", ha parlato di un "atto preventivo" fatto per consentire a Reggio Calabria di "ritrovare la serenità" e "riprendere il suo cammino", ha assicurato che il governo sarà accanto alla città soprattutto per risolvere la "gravissima situazione finanziaria".

Alla base della decisione del ministro dell'Interno c’è il resoconto della Commissione d'accesso, nominata nel gennaio scorso dall'allora prefetto di Reggio Luigi Varratta. Il 13 luglio ha concluso i suoi lavori e nelle settimane successive è stata inviata al Viminale una relazione dal nuovo prefetto Luigi Piscitelli. La Commissione ha avuto mandato di "indagare" su due ambiti: le inchieste della Dda sulla società partecipata Multiservizi e su quella che ha portato all'arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino, per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti nei confronti dell'attuale amministrazione guidata dal sindaco Demetrio Arena (Pdl), eletto nel maggio del 2011.

La Multiservizi, sciolta dal Comune nel luglio scorso dopo che la Prefettura ha negato la certificazione antimafia al socio privato per accertati tentativi di infiltrazioni delle cosche, è finita nell'occhio del ciclone dopo l'arresto, nel 2011, dell'allora direttore operativo Giuseppe Rechichi, accusato di associazione mafiosa e ritenuto il prestanome della potente cosca dei Tegano nella società. A Rechichi, condannato nel luglio scorso a 16 anni di reclusione, il 31 luglio è stata notificata un'altra ordinanza di custodia cautelare nell'ambito di un'operazione nel corso della quale è stato arrestato un ex consigliere comunale di centrodestra, Dominique Suraci.
Il consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima esponente dell'Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, è stato arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto un referente politico della cosca Caridi. Plutino avrebbe fornito alla cosca un "concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico".
Ma le vicende che hanno lambito il Comune di Reggio Calabria sono state diverse. Per sapere quali siano state prese in considerazione dal titolare del Viminale per proporre lo scioglimento dell'Ente, con "consenso unanime in Cdm", bisognerà attendere le motivazioni del provvedimento. Il ministro, per adesso, ha parlato di diversi episodi che "toccano gli amministratori o atti che non sono stati posti in essere, come i controlli preventivi per gli appalti, la gestione dei beni confiscati alla mafia, la gestione dei mercati e delle case popolari".

Reggio Calabria sarà amministrata per i prossimi 18 mesi da tre commissari: il prefetto di Crotone Vincenzo Panico – "un prefetto giovane, capace di incidere fortemente e lavorare con serenità", ha detto Cancellieri –, il viceprefetto Giuseppe Castaldo e Dante Piazza, dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato. Il primo impegno dei commissari sarà quello di lavorare per evitare che venga dichiarato il dissesto. Secondo gli ispettori del ministero delle Finanze, il buco del Comune si aggirerebbe sui 160 milioni di euro.





Il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato sciolto. 

Dopo settimane di attesa, vissute in città con un crescendo di tensioni, scontri verbali e polemiche, il Consiglio dei ministri ha esaminato oggi la pratica preparata dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri optando per lo scioglimento. 

È stato lo stesso Ministro a presentarsi ai giornalisti per comunicarlo. Una scelta «sofferta» presa «a favore della città» e come «atto di rispetto per la città» ha detto, sottolineando che «è la prima volta nella storia che viene sciolto il consiglio comunale di un capoluogo di provincia». Un provvedimento preso per «contiguità e non per infiltrazioni» mafiose e che, ha precisato Cancellieri, riguarda «solo questa amministrazione», guidata da Demetrio Arena, «non quella precedente», che era guidata dall’attuale presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. 

«Siamo assolutamente consapevoli» della scelta fatta, ha proseguito il ministro, evidenziato che è stata «valutata con molta sofferenza». Ma, ha aggiunto, «abbiamo la volontà di restituire il paese alla legalità: senza legalità non c’è sviluppo. Dobbiamo aiutare le regioni più compromesse». Nelle parole del Ministro ha trovato posto anche la situazione di bilancio caratterizzato da «una gravissima situazione finanziaria» e con «un buco notevole» che, secondo gli ispettori del ministero delle Finanze si aggira sui 160 milioni. Al riguardo Cancellieri ha garantito l’impegno del governo a «essere accanto al Comune per risolvere i suoi problemi» e di dare «tutti gli strumenti necessari per far risorgere questa città». Ma ha anche auspicato di non dover arrivare a dichiarare il dissesto, perché «ciò comporterebbe sacrifici molto grossi da parte della popolazione». 
Il Comune, adesso, sarà retto per i prossimi 18 mesi da tre commissari: il prefetto di Crotone Vincenzo Panico; il viceprefetto Giuseppe Castaldo e il dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato Dante Piazza. 

All’origine della decisione del Cdm c’è la relazione redatta dalla Commissione d’accesso nominata il 20 gennaio scorso dall’allora prefetto di Reggio Luigi Varratta e insediata il 24 gennaio. Commissione che ha concluso i suoi lavori il 13 luglio con una relazione al nuovo prefetto Luigi Piscitelli che a fine mese l’ha trasmessa al Viminale con le sue annotazioni. La Commissione ha avuto mandato ad «indagare» su due ambiti: la Multiservizi e l’arresto del consigliere Giuseppe Plutino per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti dell’attuale amministrazione guidata da Demetrio Arena, eletto nel maggio del 2011. 
La Multiservizi, sciolta dal Comune nel luglio scorso dopo che la Prefettura ha negato la certificazione antimafia al socio privato per accertati tentativi di infiltrazioni delle cosche, è finita nell’occhio del ciclone dopo l’arresto, nel 2011, dell’allora direttore operativo Giuseppe Rechichi, accusato di associazione mafiosa e ritenuto il prestanome della potente cosca dei Tegano nella società. A Rechichi, condannato nel luglio scorso a 16 anni di reclusione, il 31 luglio è stata notificata un’altra ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’operazione nel corso della quale è stato arrestato un ex consigliere comunale di centrodestra, Dominique Suraci. 

Il consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima esponente dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, è stato arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto un referente politico della cosca Caridi. Plutino avrebbe fornito alla cosca un «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico». 
Ma le vicende che hanno lambito il Comune di Reggio Calabria sono state diverse. Per sapere quali siano state prese in considerazione dal titolare del Viminale per proporre lo scioglimento dell’Ente, con «consenso unanime in Cdm», bisognerà attendere le motivazioni del provvedimento. Il ministro, per adesso, ha parlato di diversi episodi che «toccano gli amministratori o atti che non sono stati posti in essere, come i controlli preventivi per gli appalti, la gestione dei beni confiscati alla mafia, la gestione dei mercati e delle case popolari». Ma nella polemica politica e giornalistica che ha infiammato la città negli ultimi mesi, si è parlato anche dell’assessore ai Lavori pubblici Pasquale Morisani (che non è indagato), che secondo un’inchiesta della Dda sarebbe stato sostenuto dalla cosca Crucitti alle comunali del 2007, e dell’assessore all’Urbanistica Luigi Tuccio, dimessosi dopo che la suocera è stata sottoposta a fermo per avere favorito la latitanza del boss latitante Domenico Condello. 
La decisione del Governo ha provocato una serie di reazioni. Per il segretario Pd, Pierluigi Bersani, lo scioglimento «deve farci riflettere sulla gravità alla quale è arrivata la situazione nel Paese. Non è possibile che una larga parte del territorio debba fare i conti con una così forte infiltrazione delle organizzazioni criminali». Per Nichi Vendola «l’atto doloroso dello scioglimento ci dice quanto la cattiva politica `in contiguità con la ’ndrangheta abbia soffocato il passato e soffochi il presente e il futuro di questa terra meravigliosa». Di «decisione diventata indispensabile ed indifferibile» hanno parlato Antonio Di Pietro e Ignazio Messina, di Idv, secondo i quali «ora vanno individuati i responsabili».  
  

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