la gestione del territorio

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giovedì 19 maggio 2016

PERIZIA GIURATA E SANATORIA LICENZA EDILIZIA ISOLA DELLE FEMMINE ABUSIVISMO ALBERT

LEGGE REGIONE SICILIA 4 2003 Art.  17.
Recupero risorse derivanti dalla definizione delle pratiche di sanatoria edilizia



1.  Per le istanze di concessione in sanatoria e di autorizzazione edilizia in sanatoria presentate entro i termini di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, come recepita dalla legge regionale 10 agosto 1985, n. 37 nonché dalla legge 23 dicembre 1994, n. 724 e dalle leggi regionali 29 febbraio 1980, n. 7 e 18 aprile 1981, n. 70, che alla data di entrata in vigore della presente legge non sono state ancora definite con l'emissione del relativo provvedimento, il richiedente la concessione o autorizzazione in sanatoria può presentare apposita perizia giurata a firma di un tecnico abilitato all'esercizio della professione entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.
2.  La perizia giurata deve asseverare l'esistenza di tutte le condizioni di legge necessarie per l'ottenimento della sanatoria, ivi compreso l'avvenuto pagamento del conguaglio dell'oblazione dovuta o l'avvenuta prescrizione del diritto al conguaglio a debito o al rimborso dell'oblazione stessa nei termini di cui all'articolo 35, comma 12, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come integrato dall'articolo 4, comma 6, del decreto legge 12 gennaio 1988, n. 2 convertito in legge con la legge 13 marzo 1988, n. 68 nonché la presentazione del certificato generale del casellario giudiziale previsto dall'articolo 39, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, come modificato dall'articolo 2, comma 37, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662. La perizia giurata deve altresì contenere gli estremi dell'avvenuta richiesta di parere inoltrata agli enti di tutela qualora non possa asseverarsi l'avvenuto rilascio del parere degli stessi enti, al fine di poter computare l'eventuale avvenuta decorrenza del termine perentorio previsto dal comma 6 e del termine perentorio previsto per il tacito accoglimento delle istanze di sanatoria dal presente comma. Decorso il termine perentorio di novanta giorni dalla ricezione di detta perizia giurata da parte del comune, qualora non venga comunicato all'interessato alcun provvedimento motivato di diniego, la concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria si intende accolta, sempre che si sia provveduto o si provveda entro i successivi trenta giorni al versamento a favore del comune degli oneri concessori dovuti in base a quanto calcolato in via provvisoria dalla perizia giurata e salvo conguaglio sulla base delle determinazioni degli uffici comunali da adottarsi entro il termine perentorio di cui al comma 3; nell'ipotesi di rateizzazione si provvede con le modalità di cui al comma 5.
3.  Gli uffici comunali devono effettuare l'esame delle perizie giurate anche successivamente all'avvenuto tacito accoglimento delle istanze di sanatoria e comunque entro il termine perentorio di duecentosettanta giorni dalla presentazione delle istanze medesime. Qualora gli uffici comunali rilevino dalla perizia giurata l'incompletezza della stessa o la mancanza dei requisiti di legge necessari per l'ottenimento della concessione o autorizzazione in sanatoria, il responsabile del procedimento amministrativo sospende il procedimento e sospende la concessione o autorizzazione in sanatoria eventualmente già assentita tacitamente, dandone comunicazione al richiedente la sanatoria ed al redattore della perizia giurata che possono presentare una perizia suppletiva tendente a superare i motivi della sospensione, entro quindici giorni dalla notifica della stessa; entro il successivo termine perentorio di quarantacinque giorni, il responsabile del procedimento può denegare la sanatoria richiesta e può annullare la concessione o autorizzazione edilizia già tacitamente assentita. Il responsabile del procedimento notifica agli interessati l'annullamento della concessione o autorizzazione tacitamente assentite. Il professionista redattore della perizia giurata assume per tale atto la qualità di persona esercente un servizio di pubblica necessità ai sensi degli articoli 359 e 481 del codice penale.
4.  Per le istanze di sanatoria per le quali alla data di entrata in vigore della presente legge è stata già richiesta o deve ancora essere richiesta dal comune l'integrazione documentale di cui al comma 1 è consentito effettuare l'integrazione in alternativa alla presentazione della perizia giurata. La perizia giurata sostituisce a tutti gli effetti di legge la concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria, qualora munita di certificazione comunale di ricevimento da rilasciarsi all'atto della presentazione e di dichiarazione da effettuarsi da parte del richiedente la sanatoria, che comprovi l'avvenuto pagamento degli oneri concessori e l'avvenuta decorrenza del termine perentorio di novanta giorni dalla presentazione della perizia in assenza di determinazione comunale.
5.  Decorso il termine di trenta giorni dalla espressa richiesta notificata dal comune, il ritardato pagamento degli oneri concessori dovuti per il rilascio della concessione edilizia in sanatoria comporta l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dall'articolo 50, lettere b) e c) della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71; il mancato pagamento, decorso il termine di cui alla citata lettera c), comporta altresì la riscossione coattiva e l'immediata iscrizione a ruolo delle somme maggiorate con dette sanzioni. All'iscrizione a ruolo di dette somme, oltreché delle eventuali spese di istruttoria e segreteria, consegue il rilascio della concessione edilizia in sanatoria, da effettuarsi anche a mezzo di recapito al domicilio dell'istante. Gli oneri concessori dovuti, aventi importi superiori a 2.500 euro, riguardanti gli oneri relativi al costo di costruzione e agli oneri di urbanizzazione, ivi compreso quelli di urbanizzazione pro-quota di cui al comma 6, possono essere corrisposti fino ad un massimo di 6 rate semestrali di pari importo; in tal caso, gli interessati fanno pervenire al comune, entro trenta giorni dalla data di notifica dell'obbligo di pagamento, il prospetto delle rate in scadenza, comprensive degli interessi legali calcolati dalla data di pagamento della prima rata, allegando l'attestazione del pagamento della prima rata medesima.
6.  Gli enti di tutela di cui ai commi 8 e 10 dell'articolo 23 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37 devono rilasciare il proprio parere entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data di ricezione della richiesta ed entro il termine perentorio di novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge per le richieste già presentate agli enti prima di tale data; decorsi tali termini il parere deve intendersi favorevolmente reso. Il decorso di detti termini può essere sospeso una sola volta dal responsabile del procedimento per richiedere chiarimenti e integrazioni esclusivamente agli interessati che hanno richiesto il parere; la sospensione non può in nessun caso superare i trenta giorni, trascorsi i quali il termine riprende a decorrere.
7.  Al fine di accelerare le procedure relative all'emissione dei pareri di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 sugli abusi edilizi, su richiesta delle competenti sovrintendenze ai beni culturali ed ambientali, possono essere assegnate, previo assenso dei lavoratori, presso le suddette strutture, senza ulteriori oneri, unità di personale in possesso di adeguato titolo di studio provenienti dal bacino dei lavoratori socialmente utili in atto utilizzate dagli enti locali, dalla Regione e dagli enti sottoposti a controllo e vigilanza della medesima.
8.  Gli oneri di urbanizzazione ed il contributo sul costo di costruzione relativo alle opere per le quali è stata presentata istanza di condono edilizio ai sensi dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e successive modifiche ed integrazioni sono quelli vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge; per la detrazione delle somme già versate, queste ultime vanno rese attuali. Per le istanze di sanatoria presentate per le opere di cui all'articolo 31, comma 1, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, il mancato pagamento, in tutto o in parte, degli oneri di concessione comporta l'applicazione degli interessi legali sulle somme dovute.
9.  In sostituzione della convenzione di cui all'articolo 35, comma 9, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito dall'articolo 26 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37, gli oneri di urbanizzazione pro-quota sono determinati nella misura del centocinquanta per cento degli oneri di urbanizzazione dovuti per l'ottenimento della sanatoria edilizia.
10.  Il personale in servizio presso i comuni assunto per le finalità di cui all'articolo 14 della legge regionale 15 maggio 1986, n. 26 e successive modificazioni deve completare l'esame delle pratiche di sanatoria edilizia e determinarsi sulle stesse entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
11.  Il primo e il secondo capoverso del comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17 sono così sostituiti:
"1.  Il parere dell'autorità preposta alla gestione del vincolo è richiesto, ai fini della concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria, solo nel caso in cui il vincolo sia stato posto antecedentemente alla realizzazione del l'opera abusiva.
2. L'autorità competente, nel rilasciare parere, può dettare prescrizioni che comportino l'adeguamento del progetto alle esigenze di tutela che hanno determinato l'apposizione del vincolo.".
12.  L'articolo 24 della legge regionale 24 luglio 1997, n. 25 è così sostituito:
"1.  L'adeguamento degli oneri di urbanizzazione di cui all'articolo 5 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 e del costo di costruzione di cui all'articolo 6 della medesima legge sostituito dall'articolo 7 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è determinato dai comuni entro il 30 ottobre di ogni anno.
2.  I comuni sono tenuti ad applicare gli oneri di concessione aggiornati dal 1° gennaio dell'anno successivo. Nelle more della determinazione dell'adeguamento degli oneri di cui al presente articolo, le concessioni edilizie sono rilasciate con salvezza del conguaglio degli oneri stessi.".

http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g03-17.HTM


PERIZIA GIURATA E SANATORIA LICENZA EDILIZIA ISOLA DELLE FEMMINE ABUSIVISMO ALBERT


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venerdì 6 maggio 2016

Teleacras - I rifiuti bruciati nei cementifici ?

I rifiuti bruciati nei cementifici ?











Il 31 maggio scade il termine della ennesima emergenza rifiuti in Sicilia, ed è attesa, in mancanza di alternative, una proroga. Nel frattempo, la Regione, assillata dalla saturazione delle discariche, è a lavoro su un piano di smaltimento per risolvere il perenne stato emergenziale. Si tratta di bruciare i rifiuti nei cementifici. In 6 stabilimenti per la produzione di cemento, che sono stati già individuati, i rifiuti potrebbero essere riconvertiti e utilizzati come combustibile. Gli uffici preposti garantiscono sulla sicurezza dell’ operazione, colorandola finanche con il colore verde, “green”, del rispetto dell’ ambiente. 



Così si procede anche in altre regioni di Italia, ad esempio in Abruzzo. 



Del resto non vi sono soluzioni diverse, e il presidente Crocetta ha lanciato l’ allarme sanitario, sollevando il rischio dei cumuli di immondizia in strada. Il ricorso ai cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi intende costruire in Sicilia, ma è un intervento per risolvere velocemente l'emergenza, dati i tempi ristretti, scongiurando la misura costosissima di inviare i rifiuti siciliani all’estero. 



Alla Regione, in assessorato, è stato costituito un “Tavolo di lavoro permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti tra cui il docente universitario a Palermo di Ingegneria ambientale, Gaspare Viviani, e il collega di Diritto amministrativo, Riccardo Ursi. Più nel dettaglio tecnico, il materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia sarà utilizzato come combustibile alternativo ai combustibili fossili negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati. 



I 6 impianti prescelti sarebbero Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), e poi Melilli, Modica, Ragusa e Augusta. Il sistema dei rifiuti in Sicilia si basa sulle strutture private. Le 3 più capienti discariche sono gestite da privati, a Lentini, Siculiana e Motta Sant'Anastasia. 



La Regione è intenzionata a realizzarne altre due pubbliche, a Gela e a Enna. Ecco perché è stato chiesto il commissariamento, ancora senza esito. 





http://www.teleacras.com/home_02/index.php?option=com_content&task=view&id=56585&Itemid=1




Le 2 cementerie di Ragusa e Modica diventeranno delle discariche?

DAL PROSSIMO MESE LE DISCARICHE SICILIANE NON SARANNO PIÙ IN GRADO DI SOPPERIRE ALLE ESIGENZE



Duccio Gennaro 











Le due cementerie della zona industriale di Modica e di Ragusa, entrambe di proprietà della Colacem, sono tra le sei in Sicilia indicate per lo smaltimento dei rifiuti. Il progetto è del governo Crocetta alle prese con l’emergenza rifiuti visto che dal prossimo mese le discariche siciliane non saranno più in grado di raccogliere la quantità dei rifiuti prodotti nell’isola perché sature o inadeguate. Per evitare il trasferimento all’estero dei rifiuti che graverebbe sul bilancio regionale e quindi sulle bollette pagate dagli utenti il Dipartimento regionale Rifiuti sta lavorando all’ipotesi di smaltire l´immondizia preventivamente trattata nelle cementerie. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all´avanguardia. Oltre ai due impianti nel ragusano gli altri quattro si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti «trasformati» in combustibile dopo un passaggio negli impianti di «trattamento meccanico biologico» come quello inaugurato l’anno scorso nella discarica di Bellolampo a Palermo. Il piano di smaltimento dei rifiuti parte dall’idea che i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. «Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili».





«Il combustibile – sottolinea Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell´autorizzazione integrata ambientale basata sull´adozione delle migliori tecniche disponibili». Il progetto del governo regionale è stata subito bocciata dal presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna: «Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l´umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia. Il solo scopo del governo è fare scoppiare un´emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento».


Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: «La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l´unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall´isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione».









NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 



ambientalisti contro il piano della Regione





Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.







Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.




L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.




 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 



"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina



Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  



martedì, 3 maggio 2016



Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)


20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


A2a, ALTECOEN TECNOSERVIZI, AMIA, Bellolampo, CONTRAFATTO, CORTE EUROPEA, CROCETTA, CUFFARO, diossine, EDILPOWER, ELETTROAMBIENTE, EMIT, ENEL, IMPREGILO, INCENERITORI, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, TUMORI, 


ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


A2a, ALTECOEN TECNOSERVIZI, AMIA, Bellolampo, CONTRAFATTO, CORTE EUROPEA, CROCETTA, diossine, DON PALMIRO PRESUTTO, EDILPOWER, ELETTROAMBIENTE, ENEL, IMPREGILO, INCENERITORI, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, TUMORI,



I rifiuti bruciati nei cementifici ?




mercoledì 4 maggio 2016

martedì 3 maggio 2016

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 



ambientalisti contro il piano della Regione



Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.

Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.

L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.




 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 



"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina



Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  



martedì, 3 maggio 2016



Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)


20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


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ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione