la gestione del territorio

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sabato 20 luglio 2019

Nuova Isola delle Femmine: 2019 20 LUGLIO IL MALE OSCURO INZERILLO MANNINO L...































Scritto da Riccardo Lo Verso


il 20 Luglio 2019 - 06:00




IL MALE OSCURO DI PALERMO
Il medico, il suocero e i nipoti


Tutti in fila davanti al boss




In tanti hanno chiesto aiuto a Tommaso Inzerillo per risolvere piccole e grandi questioni
PALERMO - A casa di Tommaso Inzerillo, in via Mogadiscio, c'era un viavai di persone.Una processione per chiedere l'aiuto del capomafia di Passo di Rigano. Un suo intervento diventava risolutivo in piccoli e grandi questioni. Ecco il male oscuro di Palermo: la richiesta di aiuto al potente di turno. Le vie mafiose sono più veloci e risolutive di quelli legali.
Un anziano settantenne, Michele, “bassino e con i baffi”, l'anno scorso si è rivolto al capomafia perché la figlia si era separata dal marito e il consuocero pretendeva 30 mila euro. Tanto era costata la ristrutturazione della casa coniugale pagata dallo sposo. Così Inzerillo riferiva le parole che gli erano state rivolte: “Masino, di qua, di là, di questo verso... dice: 'mia figlia era sposata, e si è lasciata... adesso è venuto il suocero, da mia figlia, che gli ha speso nella casa trentamila euro, di qua e di là, vuole i soldi indietro, di qua e di là… un macello, ma sai chi sono questi… e viene gente, senti questa… per non portarla a lungo e raccontare tutte cose'… con quindicimila euro, hai capito?”. 
I soldi tardarono ad arrivare e Michele fu convocato da Alessandro Mannino: “Michele, com'è finita? Mi stai facendo fare brutta figura”. Michele prese un nuovo impegno: “... io, l’altro giorno, mi volevo fare un mutuo, io mi impegno gli occhi, io entro giorno dieci gli do i soldi, intanto gli do trecento euro al mese”.
La sera del 10 luglio 2018, a casa di Inzerillo arrivarono la moglie e la figlia di Calogero Mannino, che alcuni mesi dopo, a novembre, sarebbe stato scarcerato dopo avere finito di scontare una condanna a 16 anni per mafia. Mannino è stato organico alla famiglia mafiosa dell'Uditore e durante la detenzione di Tommaso Inzerillo si era preso cura delle necessità economiche dei familiari del boss. Perché la mamma di Mannino si rivolgeva a Masino? Aveva affittato un locale in via Castellana, ma l'inquilino non era ancora riuscito ad avviare una rivendita di caffè perché stoppato da gente di peso a Passo di Rigano. La donna, Giuseppa Spatola, si rivolgeva con piglio deciso al cospetto di Inzerillo:“Ooh, Vedi che mio marito si sta facendo dodici anni. Ora perché garantire le altre persone che mio marito è là dentro... non sono una qualsiasi, mio marito è da dodici anni che è là e la gente la conosco... poi, poi, quando esce mio marito, chiariamo tutto... dice, che c’è u spizzieddu che deve aprire, poi, quando sarà, lo deve aprire lui, quando sarà, eh, è questo ti sembra una cosa esatta che ancora gli devono dare l’agibilità, affaccia il sole e affaccia per tutti, tu per esempio: non li vendete le cialde voialtri, è quello non è tuo cognato?".
Un anno prima, nel 2017, le cimici piazzate dai poliziotti della squadra mobile svelarono le vicende legate al lido Sopravento di Isola delle Femmine. Qualcuno era andato a chiedere il pizzo ai nuovi gestori: Pietro e Vincenzo Inzerillo, Rosario e Vincent Mannino. Sono tutti nipoti di Tommaso Inzerillo. "Raccontami di preciso...", zio Tommaso chiedeva notizie al nipote che scendeva nei dettagli: "... è venuto a salutarmi, ci sono persone, gli devo dire una... gli ho detto... veda che io sono suo nipote... voialtri lo dovete sapere dove lo dovete cercare”. Lo zio gli dava indicazioni: "Tranquillo se dovesse venire gli dici: in questi giorni ti vengono a cercare, l’ho fatto sapere, non gli dare ne spiegazioni ne nulla, mi spiego? O no? Dico: sei capace?".
Alla fine pagarono il pizzo? In un successivo incontro Tommaso Inzerillo spiegava a Vincenzo di avere parlato con i due esattori del racket: la richiesta di cinquemila euro sarebbe stata legittimata solo dall'eventuale acquisto del lido balneare. La sola gestione non bastava. È stato Giuseppe Spatola, intercettato, a spiegare che il suocero Tommaso Inzerillo aveva risolto il problema: "Avantieri gli ho fatto sbrigare una cosa, c’erano venuti a bussare, capito. Gli smontavano tutte cose, hai capito?".
Alla porta di casa Inzerillo bussò anche un medico, Attilio Granà. La sua segretaria era stata allontanata dopo ventiquattro anni di servizio in nero e aveva deciso di avviare una vertenza di lavoro: chiedeva 197 mila euro, il medico riteneva che gliene spettassero seimila, ma era pronto a sborsarne quindici mila. Di fronte al rifiuto della donna il medico chiese aiuto a Tommaso Inzerillo: “... perché, su questa cosa dobbiamo essere uomini - diceva mentre lo visitava a domicilio - lei è venuta per ventiquattro anni, non l’ho mai assunta io, lei lavorava in nero, per i fatti suoi, anche con mio fratello ha fatto un anno in nero… ventiquattro anni di stipendi, io gli davo duecento cinquanta… lì veniva per le, le mance… duecentocinquanta euro, come, sempre, come se glieli davo ventiquattro anni fa, ventiquattro anni per duecentocinquanta, fa seimila euro… vado a casa sua e gli ho detto che avevo i soldi, mi dice: no, ora faccio il conteggio e poi ti faccio sapere, minchia. Mi ha fatto arrivare la lettera dell’avvocato…malissimo, allora, all'avvocato gli ho detto: me lo specifica, dove sono arrivate queste centonovantasettemila euro, un part-time, sedici ora settimanali, tre ore e mezza al giorno, otto e trenta, dodici”.
Inzerillo commentava: "... male si è comportata... mai al mondo, si deve andare…a posto, ora vediamo cosa possiamo…”. Il medico lo incalzava: “... io rispetto di più a te che tanti professori che si sentono e sono uno più fango dell’altro, con tutta la laurea che hanno… ti devi interessare in prima persona perché qua il coraggio di dirti no non ce l’ha… fammi questo regalo di Natale... gliene dovevo dare sei, te ne offro quindici più del doppio e ancora mi rompi, porco giuda... e chi si è licenziato, il presidente della Regione Sicilia…”.
Scritto da Riccardo Lo Verso


il 20 Luglio 2019 - 06:00






















20-07-2019 - 06:48:21TANCREDI
La gente si rivolge al mafioso perché , a Palermo, lo Stato non è in grado di fare rispettare 


le leggi . In un altra città i cittadini si rivolgono al Comune, ai sindacati o al magistrato . Da noi molti pensano, a torto o a ragione, che rivolgersi alle istituzioni non serve a niente.




Se non rendiamo la burocrazia efficiente e celere la mafia non sarà mai sconfitta.






20-07-2019 - 07:58:43Giuseppe
La cultura mafiosa difficile da cambiare è una vergogna leggendo queste righe ci si scoraggia è un ritorno al passato come è possibile che ciò avvenga c'è da andarsene da questa terra è triste ma purtroppo è così



20-07-2019 - 09:06:37Indignados
Faccio un appello a tutti i commercianti e gli imprenditori Palermitani che ancora pagano il pizzo denunciate i mafiosi che vi fanno le estorsioni e fatelo con le denunce di massa cioè con le denunce collettive in ogni quartiere di Palermo,e andate tutti prima da addiopizzo per constatare che siete già in tanti a rivolgervi da addiopizzo e poi fate tutti le denunce di massa cioè le denunce collettive contro i mafiosi in ogni quartiere di Palermo ossia il mio auspicio è che in ogni quartiere di Palermo ci siano tanti commercianti e imprenditori che facciano le denunce di massa cioè le denunce collettive contro gli uomini d'onore appartenenti a cosa nostra Palermo,ricordatevi che l'unione che fa la forza contro Cosa Nostra Palermo



20-07-2019 - 09:09:12Giovanni
Il problem a è che culturalmente non siamo pronti per uno stato senza mafia. Nel caso specifico non è comprensibile perché lo stato tuteli il lavoratore che per 25 anni ha lavorato in nero e usufruito di tutte le agevolazioni fiscali possibili ed immaginabili. Se lo stato funzionasse il mafioso non avrebbe motivo di esistere.



































   















Fiumi di cocaina ed estorsioni a tappeto. Duro colpo inferto dalla polizia di Stato al mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. Dieci gli arrestati per associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti anch’esso aggravato dalle modalità mafiose.
Il provvedimento è scattato al termine di un’attività d’indagine svolta dalla Squadra mobile di Palermo, e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che si è avvalsa, tra l’altro, delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, fra i quali Silvio Guerrera. Numerosi gli episodi estorsivi ai danni di imprenditori edili attivi anche in territori esterni al mandamento, come Isola delle Femmine, Capaci e Carini, ai quali veniva imposto il pagamento di ingenti somme di denaro per la messa a posto. Ciò avveniva anche grazie anche al ruolo di collegamento con altre famiglie mafiose del territorio palermitano assunto da alcuni degli arrestati. I ricavi delle estorsioni, infatti, in alcuni casi venivano divisi tra le famiglie attive in diversi quartieri cittadini.
Tra i personaggi di rilievo l’imprenditore edile Baldassare Migliore, considerato un esponente della famiglia mafiosa di Passo di Rigano. Secondo gli investigatori Migliore si sarebbe occupato della ‘messa a posto’ di altri imprenditori – edili e non solo – a Isola delle Femmine, Capaci e Carini. In manette pure Giuseppe Fricano, ex reggente del mandamento di Resuttana che, in concorso con Giuseppe Torre e Salvatore Lucera, è accusato di una estorsione ai danni del lido Battaglia di Isola delle Femmine.
Il titolare avrebbe – dopo la mediazione anche di Fricano – sborsato 13 mila euro per l’intera stagione estiva; la somma sarebbe poi stata divisa tra le famiglie mafiose di Palermo Centro e Tommaso Natale. Girolamo Taormina sarebbe responsabile dell’estorsione al titolare dei vivai La Franca di Palermo.
Sono tre le estorsioni accertate dagli investigatori in seguito alle quali è stata registrata anche la collaborazione, successiva, degli imprenditori vittime. Ma il silenzio resta una ‘pratica’ diffusa. L’organizzazione era particolarmente attiva anche nel campo del traffico di stupefacenti nel capoluogo, tanto che uno degli indagati, con l’appoggio di Cosa nostra, a cui corrispondeva regolari somme di denaro in funzione dello stupefacente venduto, si era imposto come il principale spacciatore del quartiere Zen: si tratta di Fabio Chianchiano: a delinearne lo spesso criminale è il capo della Mobile, Rodolfo Ruperti: “Chianchiano, già detenuto, è considerato il più importante spacciatore sulla piazza dello Zen, grazie anche all’appoggio dell’associazione mafiosa”.
L’uomo avrebbe pagato tremila euro per ogni chilo di cocaina venduta al boss Girolamo Biondino, all’epoca reggente del mandamento mafioso San Lorenzo-Tommaso Natale.
Questi gli arrestati Giuseppe Messia, 41 anni, Giovanni Messina, 40 anni, Girolamo Taormina, 36 anni, Giuseppe Fricano, 51 anni, Salvatore Lucera, 48 anni, Giuseppe La Torre, 67 anni, Fabio Chianchiano, 54 anni, Salvatore Verga, 28 anni, Francesco Di Noto, 30 anni, Baldassarre Migliore, 51 anni. Salvatore Lucera, Salvatore Verga, Francesco Di Noto e Fabio Chianchiano sono accusati di traffico di stupefacenti.
Alcuni degli imprenditori vittime del pizzo di Palermo hanno collaborato con la Polizia di Stato solo dopo essere stati convocati e messi davanti all’evidenza.
“Di fronte alle evidenze investigative – spiega Gianfranco Minissale, dirigente della sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile di Palermo – una volta convocate da noi, le vittime delle estorsioni hanno confermato di avere dato delle somme, a titolo delle estorsioni”.
Sono quattro le estorsioni documentate. “Una era già stata documentata dai carabinieri, ora indicati anche gli altri”, dice ancora Minissale.
Mafia, colpo al mandamento San Lorenzo: 10 arresti


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giovedì 18 luglio 2019

Nuova Isola delle Femmine: 2019 16 LUGLIO BORSELLINO:IO CON LA MACCHINA BLKMD...




Borsellino: "Io con la macchina blindata solo di mattina, libero di essere ucciso la sera"
 
La commissione parlamentare antimafia toglie il segreto sulle audizioni del magistrato a Palazzo San Macuto, fra l'84 e il 1991. Il fratello del giudice polemico: "Tanti atti ancora segreti negli archivi di Stato"
di SALVO PALAZZOLO
16 Luglio, 2019




"Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare... Di pomeriggio, è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera". Così parlava Paolo Borsellino davanti alla commissione parlamentare antimafia, era il 1984, il pool stava preparando il primo maxi processo alle cosche.



Oggi la commissione parlamentare antimafia ha recuperato tutte le parole di Borsellino a Palazzo San Macuto, pronunciate in varie audizioni, fra il 1984 e il 1991. Alcune audizioni era ancora segrete e sono state declassificate. Un archivio che è stato digitalizzato ed è confluito su una pagina web all'interno del portale del Parlamento.
L'abudio di Borsellino in Commissione antimafia/1: "Io senza scorta libero di essere ucciso la sera"
Le parole di Borsellino non raccontano solo gli anni in cui la lotta alla mafia era fatta da una pattuglia di magistrati e investigatori. Raccontano anche dei misteri attualissimi della provincia di Trapani, la terra di Matteo Messina Denaro, il boss delle stragi originario di Castelvetrano che lo Stato non riesce ad arrestare dal giugno 1993. Diceva Borsellino nel corso della trasferta a Trapani della commissione antimafia, era il 4 dicembre 1989, e lui era ormai procuratore di Marsala: "Questa è terra di grandi latitanti: Provenzano, Riina e altri nomi storici", diceva l'allora procuratore di Marsala. Che citava espressamente Castelvetrano, oggi la roccaforte del superlatitante Matteo Messina Denaro: "Vi sono grandi proprietà di mafia, che ora stanno vendendo e sto facendo delle indagini per capire a chi. Proprietà di Saveria Benedetta Palazzolo, la moglie di Bernardo Provenzano, ma anche di Badalamenti e di Bontate, cioè delle famiglie cosiddette perdenti. Vi fu infatti un periodo in cui questa era zona di espansione di tutte le famiglie mafiose".


L'audio di Borsellino in Commissione antimafia/2: "Trapani terra di grandi latitanti"



"Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese", spiega il presidente della Commissione, Nicola Morra, presentando l'iniziativa in Senato, a cui ha lavorato un ex magistrato della procura di Palermo, Roberto Tartaglia, uno dei pm del processo Stato-mafia, oggi consulente della commissione antimafia. "Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi - dice ancora Morra - E non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Il presidente dell'Antimafia ringrazia "Manfredi Borsellino e tutta la sua famiglia per aver potuto fare questa operazione".
Polemico il fratello del magistrato ucciso in via D'Amelio, Salvatore Borsellino. "In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all'Italia intera, ad uno ad uno. E' necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D'Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese". Salvatore Borsellino ha inviato una lettera al presidente Morra spiegando perché ha deciso di non partecipare alla conferenza stampa di presentazione degli audio.
Salvatore ha voluto leggere la lettera durante la conferenza stampa di presentazione dei quattro giorni di eventi dedicati al 27esimo anniversario della strage di via d'Amelio. "Non mi sembra si tratti esattamente di una desecretazione - dice - ma piuttosto di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della commissione antimafia. Una cosa importante ma un pò diversa da quella desecretazione che aspettiamo da anni, che anche il ministro Bonafede aveva promesso proprio in via d'Amelio e che ancora non è arrivata. E' assurdo - ha concluso - che in un Paese come il nostro, che si è macchiato di tante stragi di Stato, ancora oggi ci siano questi segreti. Vuol dire che non si vuole arrivare alla verità, non ho altra risposta".



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Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie
XVIII Legislatura
(dal 23 marzo 2018)
Le audizioni inedite di Paolo Borsellino
Fotografia estratta dall'album fotografico personale di Paolo Borsellino, con l'autorizzazione dei familiari, ai quali si rivolge il profondo ringraziamento da parte della Commissione parlamentare antimafia.
Sopralluogo a Palermo dell’8 e 9 maggio 1984
Nel corso della seduta dell'8 maggio 1984, Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di giudice istruttore a Palermo.
Alla data dell'audizione, il dottor Borsellino svolgeva le funzioni di giudice istruttore a Palermo già da nove anni ed era pienamente operativo il cosiddetto "pool antimafia", istituito dal Consigliere Rocco Chinnici (ucciso il 29 luglio 1983). Il momento storico era particolarmente delicato: Tommaso Buscetta era stato da poco arrestato in Brasile (ottobre 1983), ma ancora non era stato estradato; inoltre, dopo gli omicidi, tra gli altri, del dirigente della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano (21 luglio 1979) e del Consigliere Chinnici, il problema della sicurezza e della protezione dei magistrati e degli operatori della Polizia giudiziaria era drammaticamente avvertito.
Non a caso, nell'audizione oggetto di pubblicazione il dottor Borsellino affronta anche il tema della sicurezza personale e della gestione dei dispositivi di scorta, evidenziando al riguardo alcune importanti criticità.
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso risultava classificato come "libero", ancorché finora mai pubblicato.
Sopralluogo in Sicilia (Caltanissetta e Trapani) dell’11 e 12 dicembre 1986
Nel corso dell'audizione dell'11 dicembre 1986, a Trapani, Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, ufficio nel quale si era insediato da appena tre mesi.
Al momento dell'audizione, il cosiddetto maxi-processo di Palermo era entrato nella sua fase dibattimentale da pochi mesi (10 febbraio 1986); alla fase istruttoria di questo processo, come è noto, avevano lavorato strenuamente Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e gli altri magistrati del "pool": anche grazie alla "rivoluzionaria" collaborazione di Tommaso Buscetta, il 29 settembre 1984 erano stati emessi 366 ordini di cattura (ai quali se ne aggiunsero altri 127 il mese successivo, sulla base delle dichiarazioni rese da Contorno); nell'estate del 1985 Borsellino e Falcone erano stati trasferiti, con le loro famiglie, nella foresteria del carcere dell'Asinara, per completare la redazione della ordinanza-sentenza del maxi-processo, un testo di circa 8000 pagine che rinviava a giudizio 476 affiliati mafiosi (tra cui, i vertici della crescente "ala corleonese" di Cosa Nostra).
Anche per questo, nel corso dell'audizione oggetto di pubblicazione il dottor Borsellino affronta molteplici temi concernenti la situazione della Procura di Marsala, soprattutto con riferimento alle precedenti indagini che aveva istruito a Palermo: a titolo di esempio, quelli della operatività di Cosa Nostra nella provincia di Marsala, dei rapporti di interesse di Salvatore RIINA e Bernardo PROVENZANO con soggetti e località presenti nel territorio di Marsala, delle indagini patrimoniali e misure di prevenzione, nonché del complesso coordinamento delle varie Forze di Polizia nelle indagini di criminalità organizzata. Viene inoltre affrontato il tema del rapporto tra il traffico internazionale di stupefacenti e soggetti operativi nel territorio di Castelvetrano (Comune di provenienza dell'affiliato mafioso Matteo Messina Denaro, tuttora latitante).
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime di pubblicità, il documento è stato definitivamente qualificato come libero in forza di quanto disposto nella seduta della Commissione Antimafia del 10 luglio 2019, alla luce, peraltro, della risalente delibera della Commissione parlamentare sul fenomeno della Mafia del 12 maggio 1987.
Sopralluogo a Palermo del 2, 3, 4 e 5 novembre 1988
Nel corso dell'audizione del 3 novembre 1988 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.
Alla data dell'audizione, il maxi-processo di Palermo si era già concluso in primo grado (16 dicembre 1987), con 342 condanne che rappresentarono complessivamente una preziosa conferma della articolata attività istruttoria svolta, con sacrificio, da Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e dagli altri magistrati del "pool".
Nel corso dell'audizione il dottor Borsellino affronta molteplici temi, concernenti - tra l'altro - l'evoluzione del fenomeno mafioso nel territorio di Marsala, le condizioni organiche e strutturali di tale Ufficio, le possibili riforme legislative in tema di accorpamento dei Tribunali, ma - soprattutto - il problema delle connessioni tra mafia e politica, quello dei rapporti tra i reati di criminalità organizzata e le fattispecie di corruzione, nonché quello dei rapporti della criminalità organizzata operante a Marsala con la massoneria. Oggetto particolarmente significativo dell'audizione è anche quello, molto problematico, dei rapporti con il "pool antimafia" di Palermo, all'epoca diretto dal Consigliere Antonino MELI (preferito a Giovanni Falcone, il 19 gennaio 1988, nel cruciale ruolo di vertice dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo).
Viene fatto infine riferimento alle indagini del Colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo con riferimento al sequestro di Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso risultava classificato come "segreto funzionale" ed è stato fatto oggetto di classificazione "a regime libero" con delibera della Commissione parlamentare antimafia del 10 luglio 2019 (XVIII legislatura).
Sopralluogo a Trapani del 4 dicembre 1989
Nel corso dell'audizione del 3 novembre 1988 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.
Alla data dell'audizione, il maxi-processo di Palermo si era già concluso in primo grado (16 dicembre 1987), con 342 condanne; molti imputati condannati si erano dati alla latitanza ed era stata pertanto ulteriormente potenziata, dal punto di vista investigativo, l'attività volta alla loro localizzazione.
È allora significativo che, nel corso dell'audizione, il dottor Borsellino affronti anche il tema della possibile presenza di importanti latitanti mafiosi, anche dell'ala corleonese, nel territorio di Marsala.
Viene altresì affrontato il tema dell'impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata.
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso è stato declassificato e pubblicato in occasione della seduta della Commissione parlamentare Antimafia del 21 febbraio 2018 (XVII legislatura).
Riunione del “gruppo di lavoro” della Commissione del 20 aprile 1990
Nel corso dell'incontro organizzato dalla Commissione parlamentare antimafia sul tema del "Nuovo processo penale e criminalità organizzata" (X legislatura), Paolo Borsellino intervenne in qualità di esperto e nella veste di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel corso dell'intervento viene affrontato il tema dell'impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata, con particolare riferimento alla Procura di Marsala e alla questione del coordinamento dei rapporti con le sezioni di Polizia giudiziaria.
Per quanto riguarda il regime dell'atto, lo stesso è stato pubblicato sulla base dei criteri dettati nella seduta della Commissione parlamentare antimafia del 15 aprile 1992 (X legislatura).
Sopralluogo a Trapani del 24 settembre 1991
Nel corso dell'audizione del 24 settembre 1991 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.
Si tratta dell'ultima audizione del dottor Borsellino in Commissione antimafia prima dell'eccidio del 19 luglio 1992.
L'audizione concerne principalmente l'annosa questione - che suscitò profondo scoramento in Paolo Borsellino - della raccolta, della valutazione e della indebita pubblicazione delle dichiarazioni rese dal collaboratore Rosario Spatola. La questione affrontata offre una paradigmatica occasione per apprezzare, ancora una volta, l'estremo rigore morale e professionale del dottor Borsellino, la sua indipendenza e professionalità, la profonda lealtà nei confronti dei suoi colleghi.
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso è stato declassificato e pubblicato in occasione della seduta della Commissione parlamentare antimafia del 21 febbraio 2018 (XVII legislatura).
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BORSELLINO PAOLO,FALCONE GIOVANNI,AGENDA ROSSA,AUDIZIONI,MARSALA,MATTEO MESSINA DENARO,DI MATTEO NINO,DEPISTAGGIO,GIULIANO BORIS,SPATOLA ROSARIO,AYALA,  RUSSO GIUSEPPE,DI SALVO NINO,RIINA SALVATORE, CSM, TRAPANI,CORLEO LUIGI,MELI ANTONINO,CAPONNETTO,CASTELVETRSNO BERNARDP PROVENZANO, BIRSELLINO FIAMMETTA,CHINNICI ROCCO,BUSCETTA TOMMASO, PIO LA TORRE,SCAGLIONE PIETRO,BADALAMENTI GAETANO,PALAZZOLO SAVERIA,BONTADE STEFANO,
















AGENDA ROSSA, AUDIZIONI, AYALA, BORSELLINO PAOLO, DEPISTAGGIO, DI MATTEO NINO, DI SALVO NINO, FALCONE GIOVANNI, GIULIANO BORIS, MARSALA, MATTEO MESSINA DENARO, RIINA SALVATORE, RUSSO GIUSEPPE, SPATOLA ROSARIO,


2019 16 LUGLIO BORSELLINO:IO CON LA MACCHINA BLKMDATA SOLO DI MATTINATA, LIBERO DI ESSERE UCCISO LA SERA